L’allattamento è il più bel regalo

Allattare al seno è estremamente benefico per il bambino. Comodo, economico ed ecologico, il latte materno non ha bisogno di alcuna preparazione e si trova sempre a una temperatura gradevole. Al momento nessun latte in polvere riesce a replicare le sue proprietà davvero uniche. È un alimento completo, che contiene anticorpi e tutte le sostanze di cui il bambino ha bisogno, nelle giuste dosi. In più l’allattamento al seno favorisce l’instaurarsi di un legame emozionale profondo tra madre e figlio, detto bonding.

Fonte: Vertenvie
Fonte: Vertenvie

I bimbi allattati al seno sono generalmente più sani e hanno un rischio significativamente più basso di sviluppare infezioni gravi, in particolare respiratorie e gastrointestinali. Secondo vari studi importanti l’allattamento naturale proteggerebbe inoltre da allergie, tumori, diabete infantile, obesità e disordini mentali. Allattare non fa bene solo al bambino ma anche alla mamma. La mamma che allatta recupera più facilmente il peso forma, è più protetta contro la depressione post-partum, l’osteoporosi e vari tipo di cancro, in particolare al seno e alle ovaie.

L’allattamento è un bisogno profondo e istintivo, caratteristico di tutti i mammiferi, e per questo deve essere considerato un diritto fondamentale del bambino. Eppure molte mamme rinunciano ad allattare, alcune per esigenze lavorative, altre asserendo di avere “poco latte”, o che il loro latte sia “povero”. Così si passa al latte in polvere, o almeno a forme di allattamento misto. Premesso che in alcuni rari casi il latte artificiale può essere necessario, di fatto il suo largo uso è una di quelle anomalie ingiustificate tipiche dei paesi più industrializzati.

Se il latte è scarso non si tratta quasi mai di ipogalattia primaria (scarsità di latte dovuta a una patologia della madre) ma semplicemente di abitudini sbagliate e disinformazione. Infatti la produzione di latte, controllata dall’ormone prolattina, è direttamente proporzionale allo stimolo meccanico effettuato dal bambino sull’areola tramite la suzione. Dunque per aumentare la produzione non bisogna fare altro che attaccare il bimbo più spesso, preferendo l’allattamento a richiesta, senza rispettare orari prestabiliti.

Inoltre il fatto che nei primissimi giorni la quantità di latte prodotto sia molto limitata, dell’ordine di qualche cucchiaino, è assolutamente normale e non deve allarmare. In effetti si tratta del colostro, una sostanza gialla e sierosa ricca di anticorpi che ha anche un effetto lassativo. Se il bimbo si attacca correttamente e spesso allora tra il secondo e il quinto giorno il colostro comincia a trasformarsi in vero latte, e circa 10-15 giorni dopo la nascita la transizione da colostro a latte è completata.

Altri fattori, come stress e affaticamento, possono determinare la quantità di latte prodotto. Perciò durante la poppata bisogna prendersi i propri tempi. Per rilassarsi, la mamma può fare una doccia calda e delle respirazioni profonde prima di allattare. Un’idea è quella di effettuare la poppata durante un piacevole bagno caldo. Anche un’alimentazione scorretta e soprattutto la disidratazione possono compromettere l’allattamento. È da notare però che non c’è bisogno e anzi si sconsiglia di bere fino a sentirsi scoppiare, poiché a meno di non essere disidratati la quantità di acqua ingerita non ha alcuna influenza sulla quantità di latte prodotto.

Anche dopo l’avvio dell’allattamento può capitare che il bimbo non riesca ad attaccarsi correttamente al capezzolo. Il risultato è una suzione inefficiente. Se il bimbo poppa per più di mezzora ma resta affamato, stanco e nervoso, e la mamma ha la sensazione di avere il seno sempre pieno, questo è un chiaro indice del problema. Per facilitare l’aggancio, si può manipolare il capezzolo per renderlo più sporgente, e tirare un po’ di latte per “ammorbidire” il seno. Nei casi più difficili si può usare una tettarella in silicone, da applicare sul capezzolo, utile anche come protezione quando si hanno delle lesioni dolorose. Tuttavia alcuni pediatri la sconsigliano, proprio perché può interferire con l’apprendimento della suzione.

Nel caso in cui il problema della suzione non si risolva nel giro di qualche giorno si può usare il tira-latte per riempire un biberon. Per un neonato prendere il latte dal biberon è fin troppo facile. Perciò anche se si usa temporaneamente il biberon bisogna alternare, dedicando un po’ di tempo a far esercitare il bimbo col seno, affinché non disimpari la tecnica naturale. La pompa tira-latte o la spremitura manuale possono essere utilizzate anche solo allo scopo di avviare il flusso del latte quando il bimbo, innervosito, non ci riesce da solo.

Se dopo tutti gli accorgimenti l’allattamento è ancora arduo è arrivato il momento di chiedere una mano: che sia un’ostetrica, una consulente, una doula, un familiare o un’amica con più esperienza, il suo aiuto sarà nella maggioranza dei casi risolutivo. Per questo prima del parto è utile prendere contatti con qualcuno che può aiutarci ad avviare l’allattamento. Anche il padre ha il suo ruolo nell’allattamento. La neomamma ha bisogno di essere incoraggiata e supportata, per superare più rapidamente i piccoli problemi che si presentano. Un’altra opzione è quella di effettuare un corso di allattamento prima del parto.

La cura del seno è importante per evitare fastidi e lesioni. Il reggiseno tende a bagnarsi e lasciare i capezzoli umidi, che dovrebbero invece essere sempre asciutti per evitare l’arrossamento e prevenire le dolorose ragadi. Per risolvere il problema si possono usare dei cuscinetti assorbenti da mettere nel reggiseno. Dopo ogni poppata è utile spargere sull’intera zona dei capezzoli, compresa l’areola, qualche goccia di latte per idratare la pelle, lasciando poi asciugare all’aria.

Attenzione agli ingorghi mammari, ovvero l’ostruzione dei dotti galattofori causata il più delle volte da un allattamento insufficiente. Al verificarsi di un ingorgo la mammella appare arrossata, tumefatta e dolente. Quando il dolore è più acuto e associato a febbre si parla di mastite, che può avere anche un’origine infettiva. Quindi alla comparsa di forti dolori al seno è bene rivolgersi subito al proprio medico. Di solito, anche nei casi di mastite, non è necessario interrompere l’allattamento; al contrario, le poppate, possibilmente precedute da impacchi caldi, aiutano lo sblocco dei dotti e quindi la guarigione.

Con che frequenza si deve allattare? La maggior parte dei pediatri consiglia l’allattamento a richiesta, piuttosto che a orari fissi, perché è il modo più adatto per adeguare la produzione di latte alle esigenze del bambino. Qualunque sia la frequenza, per assicurarci che il bimbo stia mangiando a sufficienza bisogna pesarlo. Anche il controllo dei pannolini è importante: dopo i primi tre giorni di vita devono essere prodotti almeno 6 pannolini bagnati di pipì al giorno. La quantità di feci invece non è molto indicativa. Occorre piuttosto controllare il colore e la consistenza delle feci, che devono essere sempre morbide e passare dal giallo-verdastro al giallo senape dopo la prima settimana.

Superate le piccole difficoltà dell’allattamento, dopo tre o quattro mesi papà e mamma cominciano a chiedersi quando iniziare lo svezzamento. Non c’è fretta. Il tempo dello svezzamento dipende anche dal bambino: se è particolarmente curioso e ha voglia di assaggiare cibi nuovi si può già cominciare con qualche assaggio. Ma l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda l’allattamento materno esclusivo fino ai sei mesi di età, per poi cominciare a introdurre gradualmente i cibi complementari. Sempre l’OMS suggerisce di proseguire l’allattamento, come fonte di cibo secondaria, fino ai due anni e oltre, se il bambino ne ha ancora voglia. Il latte non può fargli che bene.

Insomma, l’allattamento è davvero benefico per la mamma e per il bambino. Eppure la percentuale di mamme che rinunciano ad allattare è relativamente alta. Le cause principali che portano all’interruzione precoce dell’allattamento sono come abbiamo detto di tipo squisitamente sociale.  Secondo una statistica ISTAT sul periodo 2004-2005, sono state meno del 50% le mamme che hanno allattato oltre il terzo mese, e solo il 34% oltre il sesto, con forti variazioni regionali.

Può essere una malattia della mamma a determinare la sospensione dell’allattamento, a volte definitiva, perché si ha paura di passarla al bambino tramite il latte o che un farmaco non sia compatibile con l’allattamento. Queste paure, salvo alcune eccezioni, sono infondate. Infatti il miglior modo per proteggere il bambino dalla malattia è continuare ad allattarlo, perché in questo modo riceve tramite il latte gli anticorpi specifici della malattia della madre. Inoltre molti farmaci sono compatibili con l’allattamento oppure non sono strettamente necessari. Ovviamente non bisogna mai fare di testa propria, ma discuterne con il proprio medico.

Trattandosi di un problema sociale, la rinuncia all’allattamento è anche influenzata dai numerosi falsi miti in circolazione, che a volte si annidano proprio tra i consigli di amici e parenti. Ascoltiamo tutti i consigli, spesso preziosi, ma filtriamoli con senso critico. Questi sono solo alcuni dei falsi miti sull’allattamento:

  • la mamma può bere la birra per farsi venire più latte
  • allattare per troppo tempo fa aumentare la miopia
  • allattare rovina il seno irreversibilmente
  • molte donne non possono allattare perché il latte è scarso o troppo leggero
  • bisogna bere moltissimo per farsi venire più latte

Di alcuni di questi miti, come quello del latte “leggero”, si è già parlato. Per quanto riguarda la convinzione ormai quasi superata che la birra stimoli la produzione del latte è meglio spendere due parole. Ricordiamo che l’alcol passa rapidamente nel latte e quindi un consumo anche moderato di alcol da parte della madre si può tradurre in un consumo eccessivo per bambino. Gli effetti minori possono essere quelli di inibire la prolattina, rendere il sapore del latte sgradevole e perturbare il sonno del neonato, ma possono verificarsi anche effetti più gravi sullo sviluppo del bambino. Questo vale anche per il periodo della gravidanza. Quindi perché rischiare? Meglio evitare gli alcolici. La mamma, se lo desidera, potrà riprendere un consumo moderato di alcol alla fine dell’allattamento. Simili considerazioni valgono per la caffeina, il fumo di sigaretta e la marijuana.

Poi ci sono quei comportamenti poco naturali come staccare il bambino quando ha finito la poppata per evitare che si addormenti al seno. L’idea è di non viziarlo, abituarlo fin da subito a considerare il seno materno esclusivamente come una fonte di nutrimento. Ma molte mamme preferiscono avere un rapporto più intenso con i loro figli e non negargli il seno come fonte di conforto. E non c’è nulla di male! I bimbi coccolati, che stanno spesso in braccio, si addormentano al seno e sono allattati oltre il primo anno di età non sono “viziati”; sono probabilmente dei bimbi più sereni.

Fonte: Pixabay
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Per inciso, ricordiamo pure che se si abitua il bambino ad usare il ciuccio per dormire e rilassarsi si può creare una forte dipendenza; il guaio è che l’uso prolungato del ciuccio può deformare il palato. Un’altra idea molto comune è che bisogna aspettare che il bimbo reclami con forza il proprio pasto prima di nutrirlo, trascurando i primi segnali di appetito e di irrequietudine. Questo sistema e in realtà controproducente, perché insegna al neonato a piangere per ottenere il cibo, il che non è augurabile né alle orecchie dei genitori né al bambino, che sarà più frustrato.

Infine facciamo notare che alcune tisane, soprattutto quelle per l’allattamento, vanno considerate come delle vere e proprie medicine in quanto preparate con erbe farmacologicamente attive. Se assunte in grande quantità possono costituire un rischio per la salute della mamma e del bambino. Visto che la produzione di latte, come abbiamo visto, dipende essenzialmente dallo stimolo effettuato dal bambino tramite la suzione, non c’è motivo di prendere tisane per “aumentare il latte”. Ad ogni modo, prima di prendere regolarmente tisane alle erbe durante l’allattamento è consigliabile consultare il proprio medico.

La conclusione? Mettiamo da parte pigrizia, paure e pregiudizi, i maggiori ostacoli alla buona riuscita dell’allattamento. Piuttosto informiamoci leggendo fonti scientifiche e usiamole per filtrare le numerose opinioni contrastanti in circolazione. Solo così si possono aumentare le chance di allattare il proprio bambino con successo. Allattarlo è uno dei più bei regali che possiamo fargli.

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2 pensieri su “L’allattamento è il più bel regalo”

  1. Innanzitutto un saluto a voi e complimenti per il blog!
    Condivido al 100% l’ottimo articolo sull’allattamento al seno. Leonardo ne sta apprezzando tutti i benefici! Purtroppo, nonostante le molte fonti di informazioni, spesso la neomamma non è circondata dalla tranquillità necessaria ad affrontare soprattutto i primi giorni di vita in tre. Va detto che anche negli ospedali e nelle cliniche non sempre ti indirizzano adeguatamente e spesso proprio lì nascono le prime angoscie.

  2. Ricordiamoci sempre che a differenza di quello in polvere, il latte materno non ha bisogno di alcuna preparazione e si trova sempre a una temperatura gradevole.

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